Deportazione е Russificazione
La guerra demografica contro l’Ucraina
Un fenomeno spesso dimenticato dal discorso pubblico riguardante la Guerra in Ucraina è l’ingente numero di persone deportate nella Federazione Russa dai territori occupati. Nel 2023 Dmytro Lubinets, difensore civico per i diritti umani della Verkhovna Rada, affermava che 2,8 milioni di ucraini erano stati deportati in Russia dall’inizio dell’invasione su larga scala, mentre fonti russe non ufficiali o semi-ufficiali approssimavano il numero di “rifugiati” a 4,5 milioni. Di loro tra i 260.000 e i 700.000 sono bambini, e di circa 19.400 è stata confermata l’identità, come documentato da Children of War, piattaforma creata dal Ministero per la Reintegrazione dei Territori Temporaneamente Occupati dell'Ucraina e l'Ufficio Nazionale d'Informazione ucraino per monitorare lo stato dei minori deportati nella Federazione Russa.
Le regioni che hanno accolto il maggior numero di deportati ucraini sono gli oblast’ di Rostov, Voronezh e Belgorod, il che significa che la maggior parte delle deportazioni avviene verso regioni confinanti con l’Ucraina. Tuttavia, per facilitare l’operazione, la Russia ha istituito 807 cosiddetti centri di accoglienza temporanea (TAC) in tutto il Paese; la dispersione dei deportati rientra in un sistema più ampio atto a ostacolare il ritorno delle persone alle proprie case (ad esempio, agli ucraini che cercano di rientrare passando dai Paesi baltici viene spesso impedito dalle guardie russe di frontiera). Inoltre, prima di essere portati in Russia, i deportati passano attraverso i cosiddetti punti di “filtraggio”, dove di norma viene eseguita la confisca dei documenti e l’obbligo di accettazione di certificati di residenza temporanea russa.
La deportazione dei bambini ucraini ha portato, il 17 marzo 2023, all’emissione da parte della Corte Penale Internazionale dell’Aia di un mandato di arresto contro la Commissaria russa per i diritti dell’infanzia Marija Lvova-Belova e contro Vladimir Putin.
La Russia adotta almeno sei diverse modalità per trasferire i bambini ucraini sul proprio territorio:
✓ l’attribuzione di una diagnosi medica falsa
✓ il trasferimento del bambino dopo averne ucciso i genitori
✓ la sottrazione diretta alle famiglie biologiche
✓ la separazione del bambino dalla famiglia durante le operazioni di filtraggio
✓ l’incentivazione di condizioni di vita inadatte a minori nei territori occupati, a cui fa seguito la proposta ingannevole di mandare volontariamente il figlio in “vacanza” o “riabilitazione”, da cui non verrà permesso il ritorno
✓ il trasferimento in Russia di intere strutture specializzate che ospitano minori.
I minori che perdono i contatti con i genitori diventano molto spesso vittime di adozioni forzate da parte di cittadini russi. Alcuni bambini rientrati in Ucraina raccontano che i centri di accoglienza temporanea (CAT) sono spesso visitati dalla Yunarmiya (“Giovane Armata”, movimento giovanile paramilitare supportato e finanziato dal Ministero della Difesa) e dalla Chiesa ortodossa russa (che svolge un ruolo propagandistico nei territori occupati al servizio del governo, presentando ucraini e russi come parte di un unico popolo e insistendo sull’azione salvifica delle politiche russe), che sottopongono i minori a un vero e proprio indottrinamento. A ciò va aggiunto che l’esercito e l’amministrazione russa non permettono l’evacuazione dei minori verso territori controllati dall’Ucraina.
Numerose testimonianze e rapporti indipendenti indicano che le condizioni dei minori ucraini trasferiti forzatamente in Russia o nei territori occupati destano seria preoccupazione. Diversi bambini sarebbero stati sottoposti a pressioni psicologiche, a processi di rieducazione forzata, a umiliazioni legate alla loro identità nazionale e sono stati segnalati maltrattamenti e punizioni fisiche verso i minori dovuti a presunti atti di disobbedienza. L’Ucraina è riuscita finora a riportare a casa 1985 dei quasi 20.000 bambini rapiti dalla Russia.
L’obiettivo generale della Russia è provocare una catastrofe demografica in Ucraina e colmare il deficit demografico in regioni come la Siberia e l’Estremo Oriente. Così facendo vengono messi in atto cambiamenti demografici forzati e pratiche riconducibili al genocidio.
Secondo i dati ufficiali, la Russia ha disposto più di 32.000 cittadini ucraini, di cui 8.500 bambini, in centri di accoglienza temporanea situati in regioni remote del paese, spesso trasferendoli con il pretesto dell’“evacuazione” (vedi ad esempio questo articolo della TASS). L’obiettivo principale degli occupanti è assimilare il maggior numero possibile di ucraini nella società russa e utilizzarli come forza lavoro a basso costo. Dall’inizio dell'invasione la Russia ha pianificato un aumento del numero di strutture ad oltre 500, come testimoniato preventivamente dall’aumento del relativo capitolo di spesa, raggiungendo la cifra di 950 centri verificati nell’anno 2024.
Nel frattempo, la Federazione Russa punta alla “russificazione” forzata dei territori occupati, da un lato attraverso la cancellazione dell'identità nazionale della popolazione autoctona, dall’altro spingendo cambiamenti demografici attraverso la deportazione dei residenzi senza passaporto russo a cui farebbe seguito un programma di insediamento di massa di cittadini russi, kazachi e bielorussi.
Il Cremlino ha infatti introdotto nei territori ucraini occupati un nuovo status giuridico per le persone prive di passaporto russo, classificandole come “stranieri”, mentre chi non ottiene un passaporto russo rischia restrizioni nell’accesso ai servizi essenziali, compresi quelli sanitari e scolastici. All’inizio del 2025 il presidente Vladimir Putin ha dichiarato che la Russia ha completato il rilascio di passaporti alle persone residenti nelle aree occupate, con almeno 3,5 milioni di passaporti russi emessi a cittadini ucraini. Secondo un report dell’intelligence britannica del 2025 ciò è finalizzato a rendere irreversibile l’occupazione dei territori ucraini. Nei territori occupati, infatti, i residenti dei territori non controllati che rifiutano i passaporti russi diventano cittadini stranieri o apolidi. Un altro decreto del 26 febbraio 2024 stabilisce che i territori occupati diventano parte del Distretto militare meridionale russo.
Parallelamente nei territori occupati viene messa in atto la cancellazione totale dell’identità culturale ucraina sin dalla scuola. Nelle scuole del territorio occupato della regione di Luhansk, ad esempio, il capo dell’amministrazione militare-civile della regione, Artёm Lysogor, ha diffuso un “Dizionario dei principali termini relativi alla politica statale di tutela dei valori spirituali e morali tradizionali russi, della cultura e della memoria storica” affinché gli insegnanti ne educhino gli scolari. Nella scuola n. 5 di Simferopoli i bambini, sotto la supervisione di istruttori militari, sono costretti a produrre componenti per l’esercito russo (in particolare, realizzano parti per droni e dispositivi per la ricarica rapida dei fucili Kalashnikov, che vengono poi consegnati ufficialmente alle unità militari russe impegnate in azioni di combattimento contro l’Ucraina); l’amministrazione russa occupante non ha nascosto queste attività, presentandole come una presunta “iniziativa di volontariato”. Il governo russo aveva inoltre lanciato corsi online per insegnanti, volti a formare nei bambini provenienti dall’Ucraina una “identità tradizionalmente russa”; il programma includeva nove moduli, nel quale erano previste oltre cinque ore dedicate al “neonazismo” in Ucraina. Nel corso veniva indicato come i docenti debbano “instillare nei bambini la prontezza a vivere in condizioni di guerra ibrida dell'Occidente contro la Russia”, ma senza un approccio diretto, utilizzando “influenza soft affinché la persona cominci a percepire il vostro punto di vista come proprio”. Gli insegnanti venivano istruiti a “identificare i bambini con atteggiamenti oppositivi” e quelli che potrebbero essere “reclutati da servizi segreti stranieri”, e veniva loro consigliato di dire ai bambini deportati che i loro genitori erano morti, anche senza possedere dati concreti a supporto.
Se non fermati, questi cambiamenti demografici imposti con la forza comporteranno una incisione strutturale dell’assetto demografico dell’Ucraina, comportando una catastrofe demografica, oltre che costituire pratiche riconducibili al genocidio. L’articolo 49 della Quarta Convenzione di Ginevra vieta il trasferimento forzato di civili dai territori occupati in qualsiasi circostanza. Allo stesso modo, la Convenzione sui diritti dell’infanzia garantisce a ogni bambino il diritto all’identità, alla vita familiare, alla cittadinanza e alla protezione dal rapimento. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 3 dicembre 2025, ha così adottato, a maggioranza una risoluzione che chiede alla Federazione Russa di restituire immediatamente e senza alcuna condizione tutti i bambini ucraini deportati illegalmente (risoluzione A/RES/ES-11/L.16/Rev.1), facendo seguito alla risoluzione del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU del 4 aprile 2023.