L'inverno sta arrivando: raccogliamo vestiti caldi per i prigionieri politici
24.09.2026
Ciao!
Sono Ksenia Fadeeva della Maratona in sostegno dei prigionieri politici «Non sei solə». Iniziamo una raccolta per comprare vestiti caldi ai prigionieri politici.
Quando si parla delle carceri russe, una delle prime cose che vengono in mente è il freddo. Celle fredde, celle di isolamento gelide, e le colonie penali stesse, che si trovano nel nord degli Urali, in Siberia, oltre il Circolo polare artico.
Ho vissuto gran parte della mia vita in Siberia, e lì si dice che il siberiano non è quello che non ha freddo, ma quello che si veste bene. Una persona libera, anche nel gelo più feroce, può scegliere i vestiti adatti dal suo armadio, versarsi un tè o un caffè nel thermos e uscire per le sue faccende. Oppure annullare tutto e restare a casa sotto la coperta abbracciata al gatto. I detenuti non appartengono a se stessi.

Chi è ancora in carcere preventivo, in attesa della sentenza, deve andare alle udienze su furgoni cellulari gelidi e aspettare prima dell’udienza in apposite stanze di custodia, che nei tribunali spesso sono nei seminterrati.
Nel carcere preventivo ogni detenuto ha diritto a un’ora d’aria. Quando ero in carcere uscivo con qualsiasi tempo, anche a trenta sotto zero, perché è una delle poche occasioni per muoversi e respirare aria fresca.
Lo Stato non dà vestiti e scarpe a chi è in carcere preventivo: si indossa quello che si aveva al momento dell’arresto o quello che hanno portato i familiari. Sempre che ci siano, i familiari.
Ho visto persone che per mesi non sono mai uscite all’aria, perché le loro uniche scarpe erano le scarpe di tela estive senza lacci con cui erano state arrestate. Ma in tribunale o dall’investigatore ti portano comunque: se hai le scarpe adatte o no, non interessa a nessuno.
Nelle colonie penali la situazione dei vestiti è diversa, ma non migliore. Sì, lì lo Stato dà la divisa. Come è facile immaginare, la divisa è fredda e di pessima qualità. Scarponi rigidi e freddi, guanti sottili; alle donne danno collant che si possono tirare fino alle orecchie, tanto sono taglia unica, e che comunque non scaldano di più.

Tutti i detenuti nelle colonie penali russe sono obbligati a lavorare. La maggior parte lavora al chiuso, nei laboratori di sartoria, ma per arrivarci bisogna camminare all’aperto.
E poi, oltre al lavoro principale, ci sono i cosiddetti «lavori gratuiti di manutenzione». Spesso sembrano un’autentica presa in giro: d’estate si strappa a mano l’erba dalla fascia di sicurezza, si svuotano le pozzanghere con i secchi dopo la pioggia; d’inverno si spala la neve senza fine e si staccano i ghiaccioli dai tetti. La neve i detenuti non solo la spalano, ma la trascinano anche su slitte da traino (goffe vasche di plastica). Nelle colonie femminili le donne fanno tutto questo da sole. È un lavoro pesante, infernale, e il freddo lo rende una vera tortura.

Sai come le detenute rendono più calde d’inverno le scarpe della divisa? Al posto di vere solette termiche ci mettono gli assorbenti.
Ora è settembre e vogliamo raccogliere entro l’inizio di ottobre almeno 5000 € per i vestiti caldi. Quest’estate ci sono stati molti processi politici per terrorismo, sabotaggio e alto tradimento. Le pene per questi reati sono di 15–20 anni in colonie a regime speciale. Anche nella famigerata Charp, dove è stato ucciso Aleksej Naval’nyj. Ora cominciano i trasferimenti dei detenuti verso i luoghi dove sconteranno la pena, e vogliamo fare in tempo a dare loro dei vestiti prima che arrivi il freddo.

E, come sempre, ti chiedo di attivare una donazione periodica alla Maratona. Ora raccogliamo per i vestiti caldi, ma l’inverno è alle porte e la tua donazione periodica, anche di 3, 5 o 10 € al mese, ci permetterà di ricaricare il conto di un detenuto, con cui potrà comprarsi tè, caffè e cibo che lo aiuteranno a scaldarsi nel gelo più duro.
Scaldiamo insieme i prigionieri politici quest’inverno!
Un caro saluto,
Ksenia Fadeeva