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Con il cibo del carcere non si muore di fame

02.10.2025

Ciao, sono Ksenia Fadeeva.

Sai qual è la particolarità della raccolta fondi della Maratona? Purtroppo, per motivi di sicurezza, non possiamo dirti i nomi delle persone che aiutiamo. I nostri organizzatori (Dožd’, FBK e Meduza) sono criminalizzati in Russia, e l’ultima cosa che vogliamo è danneggiare chi è già perseguitato dallo Stato. Per questo, invece di scrivere «questo mese abbiamo aiutato la famiglia di Ivan Ivanov, detenuto nella colonia n. 1» o «si è rivolta a noi la madre della prigioniera politica Marija Petrova, detenuta nel carcere preventivo n. 2», dobbiamo scrivere in forma anonima, e negli screenshot dei messaggi di ringraziamento dei familiari dobbiamo coprire i nomi delle persone, delle carceri e delle città.

Ma per fortuna ci sono delle eccezioni. A volte i prigionieri politici riescono a tornare liberi e a lasciare la Russia.

Evgenij Bestužev

Questo è Evgenij Bestužev, attivista e difensore dei diritti umani di San Pietroburgo, ex prigioniero politico e una delle persone che hai aiutato.

Evgenij è un politologo, ha lavorato alla Scuola superiore di economia di San Pietroburgo, fa attivismo dagli anni Ottanta, ha partecipato al movimento democratico fin dai tempi della perestrojka, è stato assistente del deputato della Duma di Stato Vitalij Savickij, copresidente della sezione di San Pietroburgo del movimento «Solidarnost’» e coordinatore di «Russia democratica». In una parola, un vero patriota della sua città e del suo Paese.

Il 24 febbraio 2022 Evgenij era nella sua San Pietroburgo. Il giorno in cui è iniziata la guerra è andato a protestare davanti al Gostinyj Dvor. Evgenij non poteva tacere: era molto attivo sui social e pubblicava post contro la guerra. Nell’estate del 2022 è stato convocato in procura per dare spiegazioni sui suoi post. Alla seconda convocazione Evgenij ha deciso di partire per la Georgia.

Nel novembre 2022 Bestužev è tornato in Russia. Tre giorni dopo il ritorno gli hanno perquisito la casa e, dopo una notte passata nell’IVS (la cella di sicurezza dove si tengono i sospettati finché non si decide la misura cautelare), il tribunale lo ha mandato nel carcere preventivo Kresty, dove ha passato due anni.

Evgenij Bestužev in tribunale. Foto: Aleksej Dušutin, «Novaja Gazeta»

Dopo due lunghi anni di indagini e processi, Evgenij è stato condannato a 5 anni e 3 mesi con la condizionale ed è stato liberato in aula. La procura, evidentemente, non era contenta di una condanna così mite per i tempi che corrono e avrebbe potuto fare appello per trasformare la condizionale in una pena da scontare. Evgenij non ha aspettato ed è partito dalla Russia per la Lituania.

Ho passato due anni ai Kresty di Pietroburgo, da novembre 2022 a novembre 2024. Te lo dico sinceramente: senza il sostegno di persone che non sono rimaste indifferenti sarebbe stato molto, molto difficile.

So che con l’aiuto della Maratona si raccoglievano soldi per il mio conto presso il servizio penitenziario. Mi aiutava moltissimo, era molto comodo, perché nei pacchi il cibo viene «rovinato», rotto durante i controlli. Allo spaccio del carcere questo non succede. Per esempio, i noodles istantanei: se arrivano in un pacco, la confezione viene svuotata e le spezie non passano proprio, quindi conveniva comprarli allo spaccio con i soldi del conto.

Cosa ordinavo di solito?

Carne in scatola nell’alluminio, non in latta ma in buste morbide, per esempio lo stufato. Rendeva più nutrienti le zuppe del pranzo, che altrimenti erano proprio vuote. Ordinavo sigarette (in carcere, purtroppo, ho cominciato a fumare: l’ambiente ci porta), verdura, frutta, che arrivavano sia dallo spaccio sia nei pacchi.

Con il cibo del carcere, quello che ti spetta d’ufficio, non si muore di fame: i pranzi non erano male. La colazione, certo, era disgustosa, la cena così così. Ma quello che manca tanto è la verdura, la frutta, le fibre. Ho passato due Capodanni nel carcere preventivo. Allo spaccio ordinavo dolci, qualche golosità, torte di wafer.

Anche con le cose per l’igiene non era facile. La carta igienica che ci davano la usavamo per dare la caccia ai topi, lanciando i rotoli. In una delle celle in cui sono stato è comparso un topo, ma si comportava bene, gli davamo persino da mangiare; poi però ha portato gli amici e lì è cominciato… beh, in compagnia ci si comporta sempre peggio. Ho persino appeso la foto di un gatto, pensavo che magari si sarebbero spaventati, ma niente.

E poi, certo, serve tanta cancelleria: quaderni, penne, buste. Scrivevo moltissimo, una penna mi durava due settimane. Ho migliorato l’inglese e il tedesco, e per noia ho quasi imparato l’italiano. Leggevo continuamente, solo che lì i libri di filosofia sono letteratura «non raccomandata» e la psicologia è vietata.

Le medicine me le mandavano da fuori. Il carcere le medicine le ha, ma solo per le emergenze. Se non hai parenti, amici o semplicemente persone che non restano indifferenti e ti aiutano, la situazione è difficile, e di persone così (che restano senza aiuto) ce ne sono tante.

Evgenij aggiunge che non contano solo i pacchi, ma anche sapere che qualcuno si ricorda di te e ti sostiene:

È molto importante sapere che qualcuno è venuto fino al carcere, che qualcuno ha portato un pacco… Conta proprio la partecipazione. E oltre ai pacchi sono altrettanto importanti le lettere. Le lettere che riceviamo sono importantissime. Di solito chi finisce in carcere perde i legami sociali. Perde gli amici, molti parenti smettono di parlargli. A me è successo il contrario. Una rete di contatti con le persone più diverse come quella che ho costruito nel carcere preventivo e dopo la liberazione non l’avevo mai avuta. Insomma, finendo in quei posti poco allegri non ho perso i legami sociali, anzi, li ho trovati, me ne sono circondato. In questi tempi difficili le persone si sono mostrate per quello che sono, si è capito chi è chi.

E sono molto, molto grato a tutti quelli che donano per i bisogni dei prigionieri politici, a tutti quelli che scrivono lettere. Il vostro aiuto non ha prezzo…

Evgenij Bestužev

Aspettiamo il momento in cui potremo pubblicare un grande resoconto con i nomi di tutti gli ex prigionieri politici che hai aiutato negli anni della Maratona. Quando centinaia di persone, prigionieri di coscienza, saranno libere, potremo raccontarti le loro storie senza temere per la loro sorte. Sappiamo quanto sia importante per te sapere chi stai aiutando.

Purtroppo quei tempi non sono ancora arrivati, e ti chiediamo di nuovo il tuo sostegno.

Per continuare ad aiutare i prigionieri politici almeno in questa misura dobbiamo raccogliere non meno di 3.000.000 di rubli al mese; oggi ne raccogliamo solo 1.400.000. Se ognuno di quelli che leggeranno questa lettera attivasse una donazione periodica alla Maratona, anche solo di 5 euro, potremmo aiutare ogni mese tutti i prigionieri politici e le famiglie che si sono rivolti a noi.

Grazie per essere con noi!

Un caro saluto,
Ksenia Fadeeva

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